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L’apertura del Festival Scienza 2017 è ormai prossima, mercoledì 8 alle 16,30 presso la Sala delle Mura del Ghetto degli Ebrei la Conferenza di Roberta Franchi

A cura di Franco Marcello –

Il Festival Scienza di Cagliari 2017, ospita, tra i tanti eventi in programma, anche la relazione di Roberta Franchi “Il corpo narrante, pedagogia dell’agire” che è anche il titolo del suo libro appena uscito nel panorama editoriale italiano. Roberta Franchi ha compiuto un percorso formativo molto simile a quello di tanti di noi, l’ISEF, poi la laurea in Scienze Motorie, una lunga e ininterrotta collaborazione con l’Ateneo Bolognese come docente a contratto di Atletica Leggera, sport che la vede impegnata anche come tecnico da ormai diversi anni. Componente del consiglio direttivo dell’UNC, associazione con la quale il nostro Laboratorio ha una collaborazione costante, abbiamo fortemente voluto la sua presenza al festival per tanti motivi che sarà facile scoprire ascoltandola. Personalmente devo dire che il suo lavoro mi ha colpito subito, non un saggio sulla corporeità secondo gli schemi tradizionali ma una riflessione a 360 gradi sull’uomo, le sue pulsioni e motivazioni partendo e considerando l’ambito filosofico, antropologico e filologico. Una bella impresa letteraria dove le conoscenze, le abilità e le competenze dell’allenatore vengono smantellate e ricostruite su un livello pedagogico adeguato al suo vero ruolo che non è e non può essere la semplice gestione del talento sportivo, che non è e non può essere la sola volontà di perseguire un risultato. Poi leggendo il suo libro ho constatato con piacevole sorpresa le tante affinità, citazioni e autori che appartengono al mio vissuto come T.S. Elliot, Ortega y Gasset, H. Hesse, F.W. Nietsche, la filosofia greca classica. Roberta Franchi seguendo un percorso dove l’etimologia non è solo radice linguistica ma anima vitale del concetto che rappresenta, ci ricorda che la maieutica socratica incarna l’e-ducare come un trarre al di fuori, e dovrebbe essere il metodo elettivo di chi allena, perché chi allena è impegnato a tirar fuori da ciascuno dei propri allievi il meglio che possiedono. Il talento è una scoperta guidata che l’allenatore conduce giorno dopo giorno, non è un dono genetico che decreta chi avrà successo e chi non lo avrà, ognuno dovrà imparare a valorizzare il proprio talento senza mai evitare il confronto perché il confronto con l’altro farà di ognuno un individuo più forte: “praticare sport ed essere un atleta non è produrre una performance fine a sé stessa costituita esclusivamente dal suo contenuto transitivo, ma significa esprimere quella parte immanente di sé che risiede nelle proprie azioni”.

Come sosteneva Wilhelm Dilthey “negli atti motori non si può distinguere tra gesto e contenuto spirituale, poiché sono una cosa sola. Quando parliamo di realizzazione di una prestazione sportiva parliamo sempre di una ricerca di eccellenza motoria che possiede attributi spirituali”. Per allenare un atleta alla massima performance si deve tenere conto di un insieme di fattori che promuovano l’espressione dell’istinto originario creativo che gli è proprio, cioè il suo talento.

Eccellere per i greci era affermare sé stessi, Aretè parola greca (ἀρετή) che in origine significava la capacità di qualsiasi cosa, animale o persona di assolvere bene il proprio compito: così c’è un’aretè dell’arco, un’aretè del cavallo ecc. Di qui il successivo accostamento al tema semantico del latino virtus, che infatti non è che l’aretè del vir, la bravura dell’‘eroe, il valore spirituale e morale dell’uomo. Significava dunque realizzare il proprio talento.

Lo scopo dell’educazione è educare a realizzare, non un compito, ma se stessi, o ancora meglio, come diceva Aristotele…

“Il fine della vita è un modo di agire, non un modo di essere”. Poichè per Aristotele “ogni azione dell’uomo tende ad un fine che si configura sempre come un bene”. La virtù si identifica con l’azione perchè ogni azione costruisce e migliora l’uomo che la compie.

Roberta Franchi ha iniziato un viaggio senza tempo, oppure dentro il tempo parafrasando Seneca (nessuna cosa ci appartiene, soltanto il tempo è nostro) alla ricerca, citando Friedrich Wilhelm Nietzsche, uno dei più grandi e incompresi geni dell’umanità e la sua volontà di potenza, “di quella forza originaria che tutti, assopita o meno nel nostro corpo, abbiamo ed è necessaria perché l’uomo vada oltre se stesso, anzi dentro se stesso”. L’uomo che va oltre o il Super uomo che può incarnarsi in ogni uomo che, consapevole delle sue forze, accetta la sfida con se stesso e con la natura, perché, come affermava Nietzsche “ Io amo coloro che non sanno vivere, anche se sono coloro che cadono, perché sono coloro che attraversano”.

Franco Marcello

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